Agostino Orizio e il card. Montini

Agostino Orizio e Giovanni Battista Montini – Un’amicizia bresciana in Vaticano

La recherche di parole, suoni, emozioni che hanno costellato la vita del maestro Agostino Orizio, inizia a Ponte di Legno, il 19 agosto 2007, nella sua casa di vacanze. In un pomeriggio quasi proustiano, di fronte ad una tazza di tè e uno strudel imbiancato di zucchero al velo, i ricordi si ricompongono in immagini che Agostino e la moglie Luciana mettono a fuoco insieme. Lo sguardo retrospettivo del Maestro su una vita comblée oscilla tra la soddisfazione per i molti successi riscossi e il timore di non riuscire a rammentare nella loro felice compiutezza le memorie legate a concerti, a cerimo­nie pubbliche, a feste private, a ore segrete dedicate allo studio, all’amministrazione del paese natale, Cazzago, dove ha ricoperto la carica di sindaco per 25 anni. Agostino Orizio nell’estate 2007 ha oltrepassato da poco gli ottantacinque anni, festeggiatissimi al Teatro Grande di Brescia il 15 maggio.

Il primo album fotografico raccoglie le immagini di numerosi soggiorni romani, capitolo importante nel romanzo della sua vita che il Maestro ci racconta così:

Sono stato più di una volta anche per lunghi periodi ospite di monsignor Giovan Battista Montini e in una di queste occasioni ho avuto un incontro memorabile con papa Pio XII.
Dopo un mio concerto mozartiano al Pontificio Istituto di Musica Sacra, poi trasmesso alla radio, monsignor Montini mi chiama un pomeriggio per farmi incontrare con il papa. L’emozione dell’incontro con papa Pacelli è ancora vivissima. Il Santo Padre si avvicina a me, giovane pianista, e mi esprime il suo apprezzamento con queste parole: “Molto bello il suo concerto mozartiano”. Mentre lo ringrazio, il papa mi pone una serie di domande non come pontefice ma da appassionato di musica: “Lei suona anche Beethoven?” Io rispondo di sì. E Sua Santità: “Conosce l’Aurora? Anche le ultime due pagine? Quelle con i trilli molto difficili?” Io rispondo: “Sì Santità, basta studiare e poi si riesce a suonare tutto”. Da quel giorno non ho più dimenticato che Pio XII in persona mi ha parlato dei trilli di Beethoven. Le assicuro che ogni volta che mi è capitato in seguito di eseguire l’Aurora il ricordo del papa mi ha reso la partitura particolarmente cara”.

Agostino Orizio e il card. Montini


La lunga frequentazione con papa Montini

Quando è nata l’amicizia con monsignor Giovan Battista Montini?

Quando l’ho conosciuto era già in Vaticano. Prima che con lui personalmente l’amicizia era nata con la famiglia; il padre Giorgio e la madre Giuditta, quando ero a Brescia, mi ospitavano spesso a casa loro. Conoscevo bene i tre fratelli Montini: Ludovico, Giovan Battista e Francesco, ma l’amicizia vera e propria è nata in casa di Ludovico, che aveva sette figli. Era un personaggio importante, presidente dell’amministrazione aiuti internazionali. All’epoca, quando avevo diciassette-diciotto anni, i Montini incominciarono a invitarmi a Ponte di Legno: nella loro casa c’era e ancora c’è un pianoforte. Allora Giovan Battista Montini occupava un posto di rilievo alla Segreteria di Stato del Vaticano.

“Il papa drammatico. Enigmatico, inquietante, importante”, come lo definisce Gianandrea Gavazzeni, “ordinato sacerdote a 23 anni, l’anno successivo è già in Vaticano come minutante di monsignor Pizzardo, incaricato per gli affari straordinari della Segreteria di Stato. Nel ’34 diventa monsignore. Per il suo impegno lavorativo costante e indefesso, Montini era conosciuto in Vaticano come il ‘pretino che non prende mai le ferie’, tuttavia, io credo che non rinunciasse alle sue vacanze montane a Ponte di Legno.”

Ed è così. Monsignor Montini veniva in vacanza ogni anno a Ponte di Legno ospite del fratello Ludovico. La sera si ascoltava musica; era il momento in cui io mi mettevo al pianoforte. Mentre il mattino spesso suonavo l’organo in chiesa quando lui celebrava la messa. In seguito mons. Montini mi invitò ad andare, suo ospite, in Vaticano con suo nipote Giorgio che studiava pianoforte con me. Questi inviti si sono ripetuti più volte in anni successivi. Già nel ’37 Montini era uno dei due sostituti alla Segreteria di Stato, carica che condivideva con monsignor Domenico Tardini. All’epoca monsignor Montini aveva un bell’appartamento. Non c’era il pianoforte che venne noleggiato per me. Ogni giorno quando lo incontravo mi diceva: “Tu fai tutto quello che vuoi, vai a suonare dove sei invitato e quando puoi tornare per le sei fammelo sapere così invito i miei collaboratori a sentirti.”

Maestro, lei è entrato nelle stanze del Vaticano dalla porta principale e l’ha varcata più e più volte durante la permanenza trentennale di Montini, un po’ il suo mentore. Quale ricordo ha della sua elezione al soglio pontificio? Quale emozione ha sentito quando si è aperta la finestra e il cardinale Alfredo Ottaviani ha annunciato l’habemus Papam?

A quest’annuncio ho gioito profondamente nel mio cuore e mi sono commosso… Certo è che finì allora la famigliarità, con la quale Montini si intratteneva con me a Roma e prima a Milano. Quando era arcivescovo della città lombarda, più d’una volta mi sono fermato in seminario a Venegono dove, allora, c’erano molti giovani; spesso ho suonato per loro in sua presenza e l’arcivescovo partecipava all’entusiasmo dei seminaristi.

Credo che lei sarà stato particolarmente colpito dalla supplica accorata con la quale Paolo VI implorò i brigatisti affinché risparmiassero la vita ad Aldo Moro.

Quelle espressioni laceranti che esprimevano la sua angoscia e il suo dolore da me pienamente condiviso rimarranno indelebili nella mia memoria.

Terminiamo il racconto della sua amicizia con Montini con il ricordo gioioso del concerto fatto nella sala del Concistoro 1’11 ottobre 1966. Lei dirigeva l’orchestra del Festival e al piano c’era Arturo Benedetti Michelangeli: tre figli celebri della nobile Brixia.

È stato un concerto di grande tensione emotiva. Alla fine del concerto, Paolo VI si intrattenne con grande affabilità, stringendoci le mani quasi con tenerezza anche Michelangeli era particolarmente commosso rivolgendo a ciascuno di noi parole di profonda gratitudine.

Agostino Orizio, Arturo Benedetti Michelangeli e Paolo VI

Agostino Orizio, Arturo Benedetti Michelangeli e Paolo VI


Altri concerti alla presenza del papa

Il concerto del 1966 inaugura un rito che poi si ripeterà altre due volte. Il 22 novembre 1997, in forma solenne nell’aula Paolo VI, l’orchestra del Festival con il suo direttore ricorda i cento anni dalla nascita di papa Montini.

La commemorazione è stata tenuta dal cardinale Agostino Casaroli, poi è toccato all’orchestra in un’aula gremita da più di seimila persone dare voce alla commozione degli invitati. Giovanni Paolo II, che era presente, ha ascoltato con grande attenzione il concerto e, una volta concluso, si è intrattenuto con me e con i professori d’orchestra. Nel nostro breve incontro sono stato colpito dall’umanità, dalla simpatia, dall’affetto e dalla fiducia che emanava la sua persona.

L'Orchestra del Festival in Vaticano per il centenario dalla nascita Paolo VI

L’Orchestra del Festival in Vaticano da Giovanni Paolo II per il centenario dalla nascita Paolo VI

Le stanze del Vaticano si sono poi aperte all’orchestra del Festival e al suo direttore l’estate scorsa (2006).

A dire il vero erano le stanze di Castel Gandolfo dove Sua Santità Benedetto XVI era in vacanza. Il concerto era in ricordo del 110° anniversario della nascita di Paolo VI, solisti Marco Rizzi e Alexander Romanovsky. Alla fine del concerto papa Benedetto XVI si è intrattenuto con noi amabilmente, mostrando una competenza che solo i musicisti possiedono. Attraverso la musica si è così stabilita tra di noi un’intesa breve ma profonda che mi ha quasi sorpreso e mi ha gratificato molto.

Mentre guardiamo le recenti foto a colori dell’ultimo concerto una considerazione viene spontanea: suonare davanti a ben quattro papi non è cosa da poco, renderebbe orgogliosi chiunque, tanto più il maestro Agostino Orizio che evoca le sue emozioni con quella stupefazione che solo le persone semplici sentono, quando sono chiamati a essere protagonisti di eventi a cui mai avrebbero pensato di potere partecipare, neppure come spettatori. Ma alcune volte il destino, o la Provvidenza direbbe il cattolico Agostino Orizio, ha per noi disegni ben più grandi dei nostri.

Mimma Forlani

Estratto dal Volume del Festival 2008