
Il viennese Alban Berg, discepolo di Arnold Schönberg, diede alle stampe la sua unica Sonata per pianoforte nel 1911, affidandole il ruolo di prima composizione matura del proprio catalogo (op.1). In questo lavoro il processo di riduzione proposto a suo tempo dalla beethoveniana Sonata op.111 viene portato alle estreme conseguenze: Berg, infatti, compone un unico movimento nella caratteristica forma con esposizione, sviluppo e ripresa. Ma l’aspetto più legato all’incipiente modernismo riguarda il sensibile indebolimento della tonalità tradizionale, mentre è riconducibile a Brahms – pur mediata dal magistero di Schönberg – l’applicazione della sofisticata tecnica della ‘variazione in sviluppo’. In una decina di minuti si snoda così un organismo sonoro di grande compattezza e densità, che può anche far venire in mente le forti tinte del coevo espressionismo pittorico.
La celebre Wanderer-Fantasie segna il culmine del virtuosismo nel catalogo pianistico di Schubert. L’opera ricava il titolo da un Lied per voce e pianoforte dello stesso Schubert: Der Wanderer, ossia il viandante, su testo del poeta Georg Philipp Schmidt von Lübeck. Conviene riportare in traduzione almeno l’inizio del componimento: «Io vengo da una montagna, la valle è nebbiosa, il mare in burrasca. Cammino in silenzio, scontento, e sempre mi chiedo sospiroso: dove?». La melodia del Lied, perfettamente riconoscibile, viene citata nel secondo movimento (Adagio) della Fantasia. Più che il mare in burrasca, nelle prime note Schubert sembra evocare il passo affaticato di questo singolare viaggiatore, triste e pensoso, che non sa bene verso quale meta dirigersi. Ma la Fantasia, come una grande sonata, presenta quattro movimenti, tre dei quali mossi. Tuttavia, a differenza di ciò che accade nelle sonate, qui le quattro parti confluiscono con naturalezza l’una nell’altra. C’è inoltre un elemento unificante che attraversa l’intera composizione: il modulo ritmico del dattilo, ossia quella successione di lunga-breve-breve che caratterizzava la metrica dell’antica poesia greca e latina. Ecco allora che Schubert, con la Wanderer-Fantasie, crea una composizione monumentale fortemente coesa, ma alternativa alla sonata classica. Molti compositori della generazione romantica, tra cui Liszt, terranno ben presente questo innovativo modello.
Il pianista viennese Friedrich Gulda (1930-2000) si è notoriamente distinto non solo come rinomato interprete di Beethoven e di altri maestri classici, ma anche come eccentrico jazzista nonché autore di musiche originali. La sua Aria per pianoforte prende spunto, almeno nel titolo, dall’omonimo pezzo su cui sono costruite le Variazioni Goldberg di Bach, ma in realtà l’accompagnamento in terzine sembra derivare direttamente dall’Andante del Concerto per pianoforte e orchestra K467 di Mozart. L’ornamentazione alla mano destra è molto fitta: una singolare commistione tra stilemi barocchi, classici e perfino chopiniani. Un inatteso incontro tra Bach e il jazz si pone invece alla base del Preludio e fuga in mi bemolle minore. Risalente alla metà degli anni ’60, il Preludio prevede arpeggi swing che precedono una fuga su soggetto sincopato sotto la costante disciplina di una severa scrittura polifonica a quattro voci. Giunti al punto culminante, Gulda smette di scrivere le note e invita il pianista a improvvisare il resto del pezzo fino all’accordo finale.
In un omaggio alle tradizioni musicali viennesi non possono certo mancare all’appello i Valzer di Johann Strauss figlio. Lo Schatz-Walzer (Valzer del tesoro) è tratto dall’operetta Zigeunerbaron (Lo zingaro barone) rappresentata per la prima volta nel 1885, mentre l’elaborazione pianistica si deve al musicista ungherese Ernst von Dohnányi. Quanto al celeberrimo Sul bel Danubio blu, viene qui rivisitato nella sfolgorante e spettacolare rielaborazione del polacco Adolf Schulz-Evler.







































