Commento al programma – Concerto inaugurale 61°Festival

Nessun altro grande compositore ha scritto tanti concerti per pianoforte e orchestra come Mozart.

All’origine di tale prolificità non si pone solo un’eccezionale inventiva musicale, ma anche una motivazione socio-economica. Dopo aver lasciato il servizio presso l’arcivescovo di Salisburgo, il giovane compositore si buttò a capofitto nella libera professione, convinto che la grande città di Vienna fosse il luogo migliore in cui vivere per un musicista. Nella lettera al padre del 3 marzo 1784 così scrisse: «Ora, come potete immaginare, devo necessariamente suonare, e quindi scrivere cose nuove. L’intera mattinata la dedico agli allievi e quasi tutte le sere ho da suonare». Ecco dunque un’efficace sintesi della sua agenda professionale: dedicarsi all’insegnamento, comporre, infine tenere concerti in cui proporre musiche sempre nuove. Nelle serate musicali dell’epoca Mozart si presentava nella doppia veste di autore e pianista, sempre accompagnato da un’orchestra in quanto il recital solistico ancora non esisteva. Quell’anno gli affari andavano bene se corrisponde al vero quanto scritto all’apprensivo genitore il 20 marzo: «Eccovi l’elenco di tutti i miei sottoscrittori paganti. Io da solo ne ho trenta di più che Richter e Fischer insieme. Il primo concerto […] è andato benissimo. La sala era piena zeppa e il nuovo concerto da me eseguito è piaciuto straordinariamente».

Eva Gevorgyan – Brescia, 2023

Il Concerto in la maggiore per pianoforte e orchestra K488 venne per la prima volta eseguito dallo stesso Mozart nella Großer Redoutensaal del Burgtheater di Vienna, la sera del 3 aprile 1786. Scritto nello stesso periodo delle Nozze di Figaro, è ancor oggi uno dei concerti più amati del Salisburghese. Contiene fra l’altro una gemma indimenticabile: il malinconico e commovente Adagio nella rara tonalità di fa diesis minore, che se da un lato guarda al tradizionale ritmo di siciliana, caro anche a Johann Sebastian Bach, dall’altro sembra quasi proiettato verso il mondo dei Notturni di Chopin. Nel primo movimento si nota la particolarità di uno sviluppo basato su un motivo interamente nuovo, come spesso avveniva nei lavori di Johann Christian Bach. Per questo Concerto ci è pervenuta una Cadenza interamente scritta dall’autore. Il Finale, in forma di rondò-sonata, è quasi tutto all’insegna della letizia e ci offre un’ennesima conferma dell’inesauribile fantasia di Mozart.

Stuttgarter Philharmoniker mit Generalmusikdirektor und Chefdirigent Dan Ettlinger in der Liederhalle Stuttgart / (Photo Thomas Niedermüller/niedermueller.de)

In teoria, la Sinfonia n.4 ‘Romantica’ (1874) di Anton Bruckner dovrebbe essere uno dei titoli più noti dell’illustre compositore austriaco, di cui quest’anno si celebra il bicentenario della nascita, ma in Italia la conoscenza di questo autore è ancora relativamente limitata.

In ogni caso, anche i meno esperti potranno riconoscere qualcosa di familiare nel primo movimento della ‘Romantica’: si ode infatti, a sorpresa, poco circa un paio di minuti dall’inizio, un motivo molto simile al tema principale della colonna sonora di Guerre stellari (1977) di John Williams.

Certamente Bruckner non aveva in mente scenari da fantascienza, ma a questa sinfonia teneva moltissimo. Circola un curioso aneddoto. Un amico del compositore, impressionato dal disordine domestico in cui viveva, un giorno gli diede un consiglio: «Caro Anton, dovresti proprio prender moglie». «Non ho tempo – rispose il diretto interessato – perché ora sto lavorando alla mia Quarta Sinfonia».

Il titolo di ‘Romantica’ è originale dell’autore e si può interpretare in vari modi. Probabilmente, conoscendo la grande ammirazione che Bruckner provava per Wagner, si trattava di un omaggio alle grandi ‘opere romantiche’ di quest’ultimo, tra cui Tannhäuser e Lohengrin. Ma siamo anche a conoscenza di un ‘programma’ legato ai primi tre movimenti della sinfonia. Nel primo tempo l’assolo iniziale del corno evocherebbe l’alba in una città medievale, cui seguirebbero le galoppate di nobili cavalieri (e qui ricorre, appunto, la cellula che prefigura Star Wars), mentre il secondo tema sarebbe ispirato al canto di una cinciallegra. Il successivo ‘Andante, quasi Allegretto’ si collocherebbe a mezza via tra una preghiera e una serenata. Naturalmente l’efficacissimo Scherzo allude a una scena di caccia. Quanto al complesso finale, con i suoi continui passaggi tra tonalità minori e maggiori, è davvero impossibile azzardare una semplificazione descrittiva, ma ogni ascoltatore vivrà le ultime pagine come una sorta di apoteosi mistica. La partitura della ‘Romantica’ prevede un ampio organico con quattro corni, tre trombe, tre tromboni e un basso tuba.

Anche se la prima versione della sinfonia fu ultimata nel 1874, il compositore approntò in seguito numerose modifiche e l’opera venne pubblicamente eseguita soltanto nel 1881, nella Gran Sala del Musikverein di Vienna. Fu questo il più importante successo sino allora ottenuto da Bruckner che all’epoca non era più un compositore esordiente, ma aveva già compiuto cinquantasette anni.

Marco Bizzarini